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Femminicidio: si può prevenire con l’educazione

Troppo facile giocare allo scarica-barile: “È colpa del patriarcato, degli stereotipi, del razzismo, delle differenze di genere”.

Bisogna assumersi delle responsabilità a partire da una certezza: uomini e donne sono fatti di luce e di ombra, di bene e male.

Questo rende più complicate le cose. Significa che non ci si può nascondere dietro alle parole, ma che se si vuole cambiare il mondo è necessario riconoscersi innanzitutto come persone: ogni persona può scegliere di fare il bene o il male.

Per imparare a scegliere ci vuole una base di valori, un’educazione al pensiero critico alla disciplina e all’autodisciplina.

E’ importante riconoscersi come persone e non come individui: perché le persone nascono immerse in relazioni ed è proprio in quell’immersione che possono riconoscersi e quindi agire per il bene, proprio ma soprattutto degli altri.

È fondamentale tornare a dare senso alla relazione a partire da quella genitoriale, amicale e amorosa.

Il primo grande amore è proprio quello tra genitori e figli: se in quella relazione c’è desiderio di rendere il bene ai propri bambini, li si educherà anche al no, alla frustrazione.

Si accetterà la loro rabbia, cercando di accompagnarli a trasformarla in qualcosa di buono; li si amerà per quello che sono e non per quello che vorremmo che fossero.

Si darà valore alle loro idee (e si ascolteranno anche quelle più bislacche) per discuterne, approfondirle, costruire senso; 

Si proverà a guardare il mondo con i loro occhi, per poi raccontare cosa vediamo noi con i nostri; insieme si creeranno prospettive nuove, obiettivi comuni.

Accetteremo i loro no, renderemo loro il diritto e la dignità di esprimersi, di avere un valore, di non essere necessariamente accomodanti.

Dobbiamo dare noi per primi il buon esempio

Con gli amici saremo leali, sinceri, accoglienti, senza confondere i confini di cosa sono io e cosa sei tu.

In amore non pretenderemo nulla: desidereremo solo il bene dell’altro, quando ci uniremo non sarà solo per il mero piacere della carne ma sarà qualcosa che coinvolge anche la parte più spirituale, cognitiva, sentimentale. 

L’altro rimarrà altro da noi: inafferrabile, sfuggente eppure degno di rispetto.
Cammineremo fianco a fianco aspettandoci, guardandoci, rinconoscendoci come uguali e diversi: allora solo allora l’amore sarà proficuo non solo per la coppia ma per la società intera.

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No alla cultura del tutto e subito

La civiltà presuppone ordine, rispetto, regole, che non possiamo trasformare in “ognuno deve poter fare come crede”.
Quella non è libertà: la cultura del tutto e subito, del “lo voglio e me lo prendo” porta in sé la zoppia dell’egoismo, del mors tua vita mea.

Bisogna contrastare questa mentalità di morte con la collaborazione, con il rimettersi in relazione, con la costruzione di un senso comune. 

Attraverso la relazioni personali, ma anche attraverso le relazioni istituzionali. 

Chiediamo aiuto ai pedagogisti e agli educatori

Ogni anno in Italia si formano educatori e pedagogisti, che sono specialisti delle relazioni educative: chiamiamoli in causa riconosciamo il valore della professionalità educativa. 

Non basta aspettare l’insorgere dei problemi: bisogna prevenirli con percorsi adeguati per famiglie, nella loro interezza.

Nelle scuole ci sono insegnanti che si trovano a sobbarcarsi oltre che dell’insegnamento anche della parte educativa a 360° gradi – un aspetto che non è di loro competenza – psicologi che mettono a disposizione la loro professionalità: ma anche questi interventi, seppur lodevoli, non bastano mai perché la malattia della violenza si risolve non solo nel puntuale della persona ma nell’estirparla dalle pratiche educative.

In buona sostanza, non basta che il singolo faccia psicoterapia ma deve essere una scelta sociale quella della non violenza, una scelta che coinvolge dunque anche l’educazione parentale e istituzionale. 

Ci sono molteplici studi che affermano l’inefficienza della pedagogia nera in favore di una pedagogia gentile, o disciplina dolce. Al posto della paura, delle vessazioni, dell’abuso fisico e psicologico è noto che i bambini apprendono meglio e più velocemente in un ambiente accogliente, empatico, che abbia regole chiare ma che dia spazio all’espressione di sé. 

La psicoterapia è un valido aiuto per ciascuno di noi ma sono le pratiche sociali a formare gli adulti di domani.

_ Simona Fico, pedagogista _

Foto di bess.hamiti@gmail.com da Pixabay

 

 

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